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mercredi 12 janvier 2011

"Come Nasce Un Trend"


Mi sono domandata spesso come nasce un trend e molti di voi me l'hanno chiesto, in questi mesi. Chi lo fa nascere e chi lo fa emergere. Ho già detto che tutto si interseca, ma alcune mode nascono dal genio dello stilista altre… nobody knows!  
C'è anche una grande confusione. A volte si confonde tendenza di moda quando nasce per la strada con imbonimenti sociali e politici. Quando si dice che Punk è una tendenza - per altro molto in voga questa stagione - è un enorme errore. Il punk è un movimento nato a metà degli anni 70 negli Stati Uniti e Gran Bretagna, una specie di sub-cultura giovanile, punk significa di bassa qualità e il termine arrivò dalla musica, soprattutto americana, il Punk Rock.  
Ma nel Regno Unito si sviluppò soprattutto il look e la versione classica del Punk britannico nacque con Malcolm McLaren che, con la moglie Vivienne Westwood, studiò l'abbigliamento per un nuovo gruppo musicale grezzo, nato con commessi, balordi e frequentatori del quartiere: i Sex Pistols. Vestiti strappati, catene, spille da balia, borchie, lucchetti, capelli spettinati e colorati. Tutto, purché provocatorio.
E così i Punk incarnavano la figura del contestatore, del caos e del teppismo. Non nacque con alcun senso politico. Con l'Hardcore Punk inizia il movimento politico che si riperde e ritrova con lo Street Punk, che vuole solo caos e che in alcuni casi diventò un movimento politicizzato e anarchico. Arrivò poi in Italia e in Germania, a Berlino, all'inizio degli anni 80.
Quando nella moda si parla di Punk si parla di Vivienne Westwood, giustamente, poiché l'ha iniziato e poi di Rei Kawakubo e Junya Watanabe e oggi anche di Balmain e Balenciaga, che hanno riinterpretato questo look facendolo diventare una moda. Ma ripeto, è una moda nata da un movimento e diventata nell'ultima stagione una tendenza.  
Lo stesso potrei dire del grunge, altro movimento degli anni 90 nato a Seattle e il cui termine significa "spazzatura". Simbolo di contestazione e atteggiamento sociale. Diventa una moda e Marc Jacobs, quando disegnava per Perry Ellis, la propose in passerella, facendola diventare una tendenza. No è un movimento. Ma di nuovo, se tra gli addetti ai lavori si dice "grunge" significa "bad taste", interpretazione di cui Prada fu il principale promotore.
Questo solo per dire che molti movimenti che nascono spontanei nelle strade sono legati a motivi sociali o politici. E quando salgono in passerella si nobilitano diventando tendenze di moda. Nella storia della moda di movimenti diventate mode dai Mod's ai Rockers se ne contano tantissimi.  
Non parliamo del militare che torna e ritorna e che nasce come movimento dei giovani durante la guerra del Vietnam come segno di protesta. La moda se ne appropria e tutto diventa inventato dalla moda stessa.  
Poi ci sono le tendenze vere e proprie che nascono nelle strade perché portate da trend setter o perché indossate da celebrities. Vedi gli Uggs, di cui ho già parlato. Poi ci sono i geni creativi, gli stilisti che creano, che inventano e le loro idee diventano così prepotentemente influenti da condizionare non solo il pubblico e quindi le clienti, ma anche i giornalisti e gli stilisti minori che, copiando, fanno diventare ancora più famose queste tendenze moda rendendole popolari.  
Insomma non bisogna confondere tra tendenza di strada, movimento sociale o politico e creazioni di moda. Già sapendo questo si può capire molto sul significato di chi fa cosa e da dove nascono i trend. Facendo molto attenzione a tutto quello che succede attorno a noi e nel mondo.
Pubblicato:
12 gennaio 2011


mercredi 13 octobre 2010

"I'm sorry: Vogue Italia doesn't follow trends, but sets them"




In un commento al mio post di ieri, una lettrice diceva che è vero che le modelle sono sempre le stesse per tutte le sfilate e per le campagne, ma che anche i giornali seguono gli stessi trend e usano gli stessi quattro fotografi. Come dire che sono tutti omologati.  

Parto ora dal presupposto che Vogue Italia non solo non ha mai seguito le mode degli altri giornali, ma ha creato le proprie, aprendo la strada a tanti. E questo è ampiamente riconosciuto dal mondo intero, nel campo dell'editoria. Soprattutto per quello che riguarda i fotografi, la grafica, le modelle, le stylist e ovviamente i servizi di moda.  

Tutti, e ripeto tutti, i fotografi che sono i più famosi e ricercati oggi, hanno iniziato con Vogue Italia. E non sono i soliti quattro, ma sono molti di più.  

L'osservazione giusta è che alla fine usano tutti gli stessi. È vero, ma solo se parliamo delle edizioni dei Vogue nel mondo. Esiste infatti una regola precisa: quando lavori per Vogue non puoi lavorare per gli altri giornali. E così, intanto, potete essere sicuri che i fotografi che vedete su Vogue Italia non li potete trovare ovunque.

Poi, trovare dei fotografi che sappiano fare la moda non è così facile. Puoi tagliare e cucire e disfare una gonna o un abito in un paio d'ore, ma per formare un fotografo ci vuole tempo e pazienza e impegno economico. E pur continuando a vedere book, di grandi outsider non se ne vedono, ma se ne provano in continuazione.

Il fatto che non si notino sta già a significare che non hanno colpito nel segno. Sono giovani e bisogna dar loro il tempo. L'immagine è in continua evoluzione e, quello che faceva impazzire ieri, non piace più oggi. Esattamente come per gli abiti.

Eppure questo non vale per Vogue. Le fotografie vere, belle, con una qualità superiore, restano per sempre, così come gli abiti di qualità. Altrimenti non esisterebbero i collezionisti di fotografie vintage e di abiti vintage.  

E noi vogliamo solo darvi la qualità. Ed è anche questo il motivo per cui, prima di introdurre nuovi fotografi, facciamo diverse prove. I più grandi direttori artistici hanno iniziato con noi, anche se oggi abitano in altri paesi e lavorano per altri giornali. Le famose supermodels iniziarono con me sulle pagine di Vogue Italia (e in passerella con Gianni Versace) alla fine degli anni 80/inizi 90 e ancora oggi lavorano. Le stylist free-lance hanno tutte fatto i loro primi lavori da Vogue e, se anche oggi lavorano per altri nel campo della pubblicità, redazionalmente hanno l'esclusiva per i vari Vogue internazionali. Sono le più ambite e tutti le vogliono.  

Se tutti questi fotografi e queste modelle lavorano ancora dopo più di 20 anni, vuol dire che hanno qualcosa che li e le contraddistingue da tutti gli altri. E questo è quello che vuole essere Vogue: qualità. Ecco quello che cerchiamo in continuazione, a qualsiasi livello. Buttar fuori nuovi nomi e nuove firme che poi, come succede per gli stilisti non pronti, scompaiono in una stagione o in due numeri del giornale, non serve a niente.  

La ricerca deve continuare, ma bluffare con il lettore non è il nostro intento. Meglio metterci di più, ma trovare gente valida che possa rimanere nel tempo e, perché no, diventare un altro nome grande tra i grandi.



Pubblicato:
13 ottobre 2010

Fonte: Vogue.it